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Il futuro dei giovani: dalle relazioni virtuali alle relazioni reali.

Come promuovere un passaggio decisivo della mente e del cuore
nell’epoca “post-narcisistica” e degli “indignados al ristorante”

di Isabella Nuboloni.

Siamo oggi di fronte a una popolazione giovanile sempre più confusa, impoverita nei valori, con uno scarso impegno sociale e civile nella comunità religiosa e/o laica, che porta avanti sempre più spesso relazioni con gli altri di tipo “virtuale” (sul web con chat, facebook, sms, etc.). Assistiamo ad una rarefazione del contatto – ovvero della consapevolezza – con il bisogno di relazioni dirette e reali con gli altri, ricche di profondità e di spessore dato dalla condivisione non solo di chiacchiere della vita quotidiana, ma soprattutto di impegni condivisi per promuovere il bene comune.
Questa situazione è preoccupante, perché tende ad impedire lo sviluppo di progetti di vita orientata ad una missione di dono per gli altri. C’è bisogno di ricreare il contatto, la consapevolezza del proprio bisogno di relazioni interpersonali di alta qualità e profondità.
Occorre pertanto formare gli adulti che interagiscono con i giovani e che sono chiamati ad educarli aggiornando le proprie strategie e metodologie educative, che sembra abbiano perso di efficacia e di impatto, stando alla prova dei fatti.
La proposta qui formulata è che Epta Forum, Retinopera e Istituto don Sturzo interpellino la comunità scientifica sulle novità che emergono dalla più recente ricerca scientifica a proposito della natura e della centralità della relazione secondo una prospettiva intersoggettiva, che tra le altre cose offre un fondamento scientifico solido – e perciò condivisibile con tutti – alle intuizioni fino a poco tempo fa non dimostrate sulla centralità della relazione imperniata sull’amorevolezza e su tanti insegnamenti evangelici relegati finora al campo della dottrina della fede e posti solo come enunciati e “assiomi”. Si suggerisce, in particolare, di promuovere incontri informativi per educatori, insegnanti, genitori su come impostare con metodologie nuove e scientificamente fondate le relazioni interpersonali con i giovani e in genere con i minori che attraversano le varie epoche dello sviluppo.
I giovani oggi spesso vivono secondo almeno due grandi separazioni: l’esperienza corporea ed emotiva da una parte (es. lo sballo, il sesso precoce e spinto, la dipendenza da sostanze) e l’esperienza cognitiva e comportamentale dall’altra (es. criticismo esasperato, rinuncia a pensare al futuro, ripiegamento su piccole attività sociali e lavorative senza finalizzazione e tensione progettuale). Gli approcci educativi molto di moda anche in campo ecclesiale e di tipo cosiddetto “cognitivo-comportamentale” si sono rivelati insufficienti, lo vediamo bene, poiché leggono i sintomi o in termini solo individuali oppure solo sistemici e puntano solo su qualcuno dei 4 grandi domini della personalità, così mantenendo e rafforzando le separazioni tra i diversi aspetti della personalità, poiché non lavorano in profondità per l’integrazione e l’armonizzazione di queste diverse dimensioni che contraddistinguono gli esseri umani. Per questi motivi, si tratta di promuovere la conoscenza e l’apprendimento di metodologie comunicative relazionali innovative, ancora poco conosciute e diffuse, per ragioni purtroppo non sempre etiche né nobili.
Il risanamento, lo sviluppo, il lavoro e il futuro richiedono tra le altre cose soprattutto personalità solide, mature, integrate. Ragazzi cioè capaci di stabilire un profondo contatto interno (interiore) ed esterno (con gli altri) con quel bisogno di appropriati stimoli, di struttura e di relazione che permettano il riconoscimento e il soddisfacimento dei bisogni intrinseci alla relazione propri e degli altri, accettando la “fatica” di impegnarsi a riconoscerli e soddisfarli sempre “insieme”, in relazione, continuamente costruendo insieme agli altri i significati, il senso e i progetti della vita.
Lo spunto provocatorio di riflessione è: a che vale ragionare sui massimi sistemi economici, politici e filosofici se l’uomo, il giovane, è smarrito, sconnesso da sé e dagli altri, mentre le metodologie formative idolatrate e datate non si rinnovano e continuano sempre più a mostrare i loro limiti?

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