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Pierfurbi torna all’ovile spiazzando il gregge centrista

Partiamo da un fatto, poi facciamo uno supposizione, infine tiriamo le somme.
Il fatto: Pier Ferdinando Casini torna a casa, la Casa delle Libertà, cioè la
formazione che lo lanciò nell’iperuranio della politica nazionale esattamente
vent’anni fa, nel 1994. Silvio Berlusconi, che dai tempi della ben più recente
rottura tra i due gli ha sempre chiuso la porta in faccia, questa volta gli
spalanca le braccia. Gli affini e i compagni di Casini, invece, sono molto
preoccupati. Nel primo gruppo c’è Angelino Alfano ed il suo Ncd, nel secondo
quel che resta dell’Udc e soprattutto Lorenzo Dellai e quanti, come lui, hanno
dato vita in parlamento a “Per l’Italia”. Una classica accelerazione della
politica, che solleva tre interrogativi. Primo: perché Casini va da Berlusconi?
Secondo: perché Berlusconi stavolta lo riammette a corte? Terzo: perché Alfano
si preoccupa?
La supposizione: i due hanno in mente un progetto ben preciso, che parte
dalla legge elettorale. L’Italicum prevede una soglia di sbarramento ed un
premio di maggioranza. Casini dispera di raggiungere la prima, Berlusconi e’
incerto sul secondo. Unìre le forze serve ad entrambi, e Casini in questo è
stato più svelto di tutta la concorrenza (Alfano): ora può aspirare ad un
trattamento migliore, in sede di assegnazione dei seggi grazie alle liste
bloccate (altro caposaldo dell’Italicum, con buona pace della Corte
Costituzionale). Quanto a Dellai e ai “Per l’Italia”, si ritrovano del tutto
spiazzati: volevano essere il centro del centro, il punto di equilibrio, sono
di nuovo nell’irrilevanza. Scavalcati persino dai montiani, in questa fase.
Tiriamo ora le somme. Berlusconi è di nuovo al centro dell’agone: un ruolo
che aveva perso ben prima della decadenza da senatore, e non a caso ha
annunciato già che vuole un partito a vocazione maggioritaria che da solo (si
noti: da solo) riscriva la Costituzione. Visto quel che ha fatto Casini, tra
poco ingloberà anche Alfano, e nel vortice potrebbero cadere benissimo “Per l’
Italia”. Tutti voti (pochini, ma preziosi come l’oro) per raggiungere il
fatidico 37%.
Conclusione del ragionamento: che interesse avrebbe Berlusconi ad
attendere un anno intero per andare alle urne? Un anno è l’eternità, in
politica. Se uno ha le carte giuste in mano conviene le giochi subito: maggio è
ancora una data praticabile. Prepariamoci.
Infine: il terzo escluso di questo sillogismo è il Pd. Matteo Renzi
rischia di andare alle urne quando in effetti vuole lui, ma di trovare una
piscina vuota dopo essersi lanciato dal trampolino.
Ma non si preoccupi, il segretario dei democratici. La nostra è solo
fantapolitica.

di Nicola Graziani

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