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Il sisma e la grande bellezza

Ci vuole davvero del coraggio a parlare di bellezza accostandola al terremoto. Ce ne vuole ancora di più a parlare del terremoto come causa scatenante della bellezza. Lo ha fatto il giovane vescovo di Rieti, Domenico Pompili, nell’omelia pronunciata durante i funerali delle vittime di Amatrice. I terremoti hanno plasmato questa terra, facendola bellissima – ha detto – ad uccidere le persone sono gli errori degli uomini.

Ce l’aveva con chi, si sospetta, ha gestito in modo allegro i soldi per la messa in sicurezza degli ospedali e delle scuole. Ma a parer nostro Domenico Pompili, che ha dimostrato di saper unire nel suo intervento capacità di pastore a esperienza e cultura di curia, ha voluto indicare una strada di profondo rinnovamento, sia morale sia civile. Ha fatto capire che bello, rispetto della natura e sviluppo dell’uomo e dell’economia non sono valori contrastanti, e che se c’è un modo per gli uomini di compartecipare alla realizzazione del creato, questo passa per una nuova armonizzazione della loro presenza nella natura. Amatela e rispettatela, non temetela, e Laudato sii, mio Signore, per sora Luna e le stelle. Nel reatino, non a caso, camminava per i boschi San Francesco.

Prestare orecchio a questo tipo di richiamo, con le urla dei disperati nelle orecchie, non è per nulla facile. E lo stesso San Francesco non si è mai cimentato nella messa a punto di un piano antisismico. Eppure, se questo Paese aspira a restare uno dei luoghi più felici della Sora Madre Terra, bisogna venire a patti con la realtà, e al tempo stesso saper sognare. Sognare ed agire, come sentiamo qualcuno vuol proprio fare – e speriamo non siano propositi presto dimenticati nel calor bianco di un asfittico dibattito di bilancio.

La realtà è che in Italia un sisma distruttivo si verifica una volta ogni cinque anni. Non possiamo permetterci un’Amatrice o un’Aquila ogni legislatura. Il sogno è evitare la distruzione, creando bellezza. La stessa grande bellezza che i terremoti hanno creato – ce l’ha ricordato il vescovo di Rieti – plasmando quei monti e quelle valli, e che l’uomo nel nostro Paese ha saputo ricreare (e Laudato Sii, mio Signore) in secoli di sapiente ricerca dell’armonia, di studio della Città Ideale. Che, da tutti gli obbrobri delle nostre periferie, è la cosa più lontana. E allora rifacciamoli da capo.
Per la prima volta, dopo il dramma di Amatrice, si è colta la volontà di dar vita ad un progetto organico, di lungo periodo e di prevenzione. Però non illudiamoci: per uno sforzo del genere occorre un atto di coraggio politico, del genere degli espropri decisi con la riforma agraria del ’50, che fu – per dirla con le parole di uno dei padri della democrazia greca – uno “scuotimento di pesi” sociali ed economici dal quale scaturì il miracolo economico degli anni successivi. Renzi ha di fronte a sé la straordinaria opportunità di ergersi al livello di un uomo di stato. Altrimenti, invece di essere un Solone, resterà un mediocrissimo uomo solo al comando.

di Nicola Graziani

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