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Rinnovare la democrazia per non subire la crisi

Eptaforum

Istituto Luigi Sturzo, Via delle Coppelle n.35 Roma, sala Perin del Vaga

Sabato 10 novembre 2012, ore 10.30

Tavola rotonda
Rinnovare la democrazia per non subire la crisi

Programma
(Provvisorio)

h. 10,30 Saluto e introduzione
Francesco Gagliardi (presentazione attività)

h. 10,45 Apertura dei lavori

Strumenti di partecipazione: Partiti, movimenti, reti associative
Piero Alberto Capotosti

Cittadini condannati all’irrilevanza?
Roberto Gatti

h. 12.00 Interventi dei partecipanti

h. 13.00 Pausa

h. 14.30 Ripresa dei lavori

La politica come servizio agli altri
Gian Candido De Martin

Reti sociali e partecipazione
Andrea Olivero

h. 15.30 Interventi dei partecipanti e discussione sulle attività

h. 17.30 Conclusione dei lavori Ugo De Siervo

Gli interventi devono essere concentrati sulle proposte, mentre l’esposizione dell’analisi si può fare con un paper di 5000/8000 caratteri da pubblicare sul sito di Eptaforum da far pervenire entro il 10 novembre.

One Response to Rinnovare la democrazia per non subire la crisi

  1. Luigi Marcone

    31 ottobre 2012 at 20:53

    Rinnovare la democrazia per non subire la crisi, un tema forte che dovrebbe risvegliare tutti gli attori che fino ad oggi sono stati i protagonisti di questo Paese.Volevo fare alcune considerazione sul Sud.
    Il mezzogiorno che e un territorio unito dagli stessi problemi ma presenta una varietà di peculiarità,e mancata una vera strategia di sviluppo con il risultato che la nascita di un’economia moderna è rimasta una chimera.
    Io mi domando come e stato possibile che gli ingenti finanziamenti arrivati non abbiano creato posti di lavoro stabili e rinnovato il tessuto sociale?
    Come e stato possibile che gli uomini politici del Sud non abbiano saputo o voluto operare per cambiare le cose?
    Di chi e la responsabilità?
    Dell’indifferenza e della mancanza di senso civico e dell’intreccio di interessi,ma anche di una classe politica inadeguata,preoccupata solo di costruire il consenso,gonfiando a dismisura il debito.
    Ogni anno le università Calabresi preparano professionisti che,il giorno dopo,devono fare le valigie per inseguire la speranza.
    E possibile che le cose continuano ad andare cosi?
    I dati statistici mostrano che il Mezzogiorno non coglie gran parte delle nuove opportunità per una scarsa capacità progettuale,eppure le sue vaste risorse tuttora non valorizzate potrebbero diventare opportunità di sviluppo nel grande mercato Europeo,aprendo maggiore possibilità di sbocco per le imprese meridionali e promuovendo una nuova centralità geografica del Mediterraneo.
    Alla luce di queste poche considerazione,cari amici,penso che il cambiamento passi sopratutto attraverso una trasformazione del modo di pensare e di vivere la politica.
    Passa cioè attraverso una rivoluzione culturale.

    Saluti.
    L. Marcone

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