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Il “Piano Merkel” per la conquista dell’Europa

L’allarme lanciato dal Professor Piga alla vigilia del recente consiglio europeo sulla nuova proposta della cancelliera tedesca per imporre nuove e più stringenti regole agli “indisciplinati” paesi del sud Europa non era infondato. Anzi, negli ultimi giorni sono venute nuove conferme e precisazioni.

L’idea è ancora ad uno stadio embrionale, ma fa progressi giorno per giorno e, secondo il settimanale tedesco Der Spiegel, procede di pari passo con le trattative in corso in Germania per la formazione della Grosse Koalition insieme alla SPD. Secondo il giornale di Amburgo, la Merkel in futuro potrebbe non essere più soltanto la cancelliera tedesca, ma diventerebbe una sorta di “cancelliera europea”: più di quanto non lo sia già oggi.

Il piano di Berlino è quello di rafforzare la coesione dei paesi dell’area euro, assegnando alla commissione di Bruxelles il compito di svolgere una prima analisi specifica sullo stato delle politiche di bilancio e dello stato di avanzamento delle riforme nei singoli paesi. Fra la commissione e i governi nazionali verrebbero poi stretti quelli che vengono definiti “contractual arrangements”, cioè accordi contrattuali, direttamente controllati da Bruxelles, che verrebbe così messa in condizione di monitorare costantemente i bilanci degli stati membri e il progresso delle riforme, intervenendo tempestivamente, ove fosse necessario. Questo meccanismo verrebbe collegato a un sistema non solo sanzionatorio, ma anche premiale; nel senso che solo ai paesi che fanno bene i loro “compiti a casa”, verrebbe concesso l’accesso ad alcuni benefici, in primis l’erogazione di prestiti.

Tutto questo è scritto più o meno chiaramente nel documento finale del consiglio europeo del 25 ottobre. Mentre non c’è traccia, in quel documento dell’ipotesi circolata sulla stampa europea, di una riforma dei trattati e della creazione di una sorta di “ministro delle finanze europeo”, che secondo indiscrezioni potrebbe identificarsi con il presidente dell’Eurogruppo.

Sarà un caso, ma forse sentendosi indirettamente chiamato in causa, proprio l’attuale presidente dell’Eurogruppo il giovane economista olandese di scuola rigorosamente “tedesca”, Jeroen Dijsselbloem, è intervenuto su questo argomento precisando il suo pensiero. Preoccupato per il fatto che alcuni paesi, come l’Italia, possano abusare della “clemenza” di Bruxelles che non ha loro posto alcuna condizione, e quindi tergiversare sulle riforme strutturali, ha proposto, secondo il Financial Times, una sorta di scambio: «Solo se un paese porta avanti riforme cruciali può essere rinviata la scadenza degli obiettivi di bilancio». In altre parole, sì può concedere ai paesi in difficoltà una moratoria per rientrare sotto il tetto del 3% solo a condizione che tali paesi si impegnino a realizzare, e non solo ad annunciare, riforme importanti.

Una proposta complementare a quella della Merkel, e che avrebbe come effetto quello di ingabbiare ulteriormente le economie dei paesi del sud Europa, anche se va ricordato che l’Italia non è fra i paesi che hanno chiesto di prorogare i termini del pareggio di bilancio e non ha mai chiesto aiuti finanziari ai Fondi Salva-stati europei. A differenza della proposta della cancelliera, quella di Dijsselbloem avrebbe il vantaggio di non prevedere la riforma dei Trattati, che sarebbe assai lunga e dagli esiti incerti.

Anche se la questione è stata appena accennata al vertice del 25 ottobre, incentrato soprattutto sulle intercettazioni della NSA, sull’agenda digitale e sull’immigrazione, la cancelliera ha tutte le ragioni di dirsi “soddisfatta”: i partner, ha osservato, hanno accettato “in via di principio” il suo progetto. Ma ha preferito evitare di fare “false promesse” sul fatto che esso possa essere definito già al prossimo consiglio europeo di dicembre. Il primo passo comunque è fatto: l’impegno “di principio” è scritto nero su bianco su un documento ufficiale del consiglio europeo. E non è poco.

Intanto il progetto si arricchisce anche grazie al contributo dei nuovi alleati della SPD. Una “contaminazione” politica che dovrebbe ammorbidire la natura rigorista e sanzionatoria della prima versione, assumendo un carattere più “sociale”, per non dire socialdemocratico. Sempre secondo Der Spiegel, sull’altare dell’accordo fra CDU/CSU e SPD, si tratterebbe ora di «creare dei programmi contro la disoccupazione dei giovani e contro l’evasione fiscale, e di adottare un bilancio specifico per la zona euro per rilanciare la crescita. In cambio Bruxelles avrà un potere di controllo esteso sulle politiche finanziarie ed economiche degli stati membri».

Un piano d’azione che proietterebbe la Germania della grande coalizione sull’intera Europa, e che prevederebbe anche un importante passaggio istituzionale. L’upgrading dell’attuale presidente dell’Europarlamento, il socialdemocratico Schultz, a presidente della commissione europea al poto di Barroso. Con la benedizione di Angela Merkel.

Paolo De Luca

www.babelpress.it

di Paolo De Luca

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